TESTI

Se il mondo fosse chiaro non esisterebbe l'arte (A. Camus).

Costantemente il giallo: come forma di riluttanza. Un colore che ipnotizza, che rimane scomodo, che trattiene un segreto.

La giovane arte di Simone, mi sembra di capire, si articola tra due poli: l'averlo evitato per diversi anni, questo giallo, subendone una percezione fastidiosa all'incontro; e volutamente, rievocandolo in questa sua prima mostra personale.

Simone svela il segreto: l'arte che lui crea, attraverso i canoni accademici, è protesa a condurci in dimensioni spazio-temporali percepiti nell'attraversare quella aurea barriera che emana il colore più vicino alla luce.

L'artista, attraverso le capitali europee dove soggiorna, ritrae i paesaggi urbani utilizzando una "scomposizione visiva", a raggiera, con la quale  marcatamente vuole intendere l'incomunicabilità tra la provincia, quella più sana ed incontaminata, e la grande metropoli.

Quest'ultima protesa a fagocitare le nuove tecnologie, adattandosi agli schemi che la globalizzazione impone, esaltando le nuove tendenze, che nella stessa si diffondono come fossero virus.

Ma che alla fine preclude ogni possibilità, negando spazio,  a chi appartiene ad una dimensione diversa, antica,  nella quale è il battito del tempo a scandire l'iter giornaliero, e che conserva in sé tutta la cultura, l'artigianalità, la bontà, dell'uomo millenario che per secoli si è posto la domanda di dove stesse andando, grazie al quale, a volte ci si dimentica, siamo giunti in questo XXI secolo.

Barriere caleidoscopiche che frammentano la visuale, come uno specchio rotto, la realtà si manifesta in tanti piccoli spicchi dove ognuno di essi cerca di rappresentare qualcos'altro, come se volesse vivere di vita propria.

Ma volesse che ogni elemento della globalizzazione, così scomposta, avesse nostalgia di una vita più provinciale e meno metropolitana e volesse svincolarsi dall'imposizione dello scorrere del tempo sempre più veloce fino al punto dell'indifferenza? Potremmo chiederci.

Oppure, far affiorare in ognuna di quelle tasselle il bisogno di comunicare con gli altri, non attraverso la chat, ma vis-à-vis, così vicini da trasmettere con "chiarezza" i nostri reciproci sentimenti, o sentire le pulsazioni del battito cardiaco (forse di fronte ad un'opera di Simone)?

Nessuno può definire con certezza il limite del cambiamento in atto e dove esso ci può condurre.
Certamente sappiamo del nostro passato, ma del futuro non ci rimane alcuna certezza.
Attraversando visivamente il segno grafico di Simone, invece, si ha la netta sensazione che il nostro futuro sta proprio nel nostro passato.

"A partire dal giallo" ci induce a riflettere sulla necessità del bisogno di cambiamento, di quello strutturale, che ci delinei la strada  con maggior certezze per il futuro e che ci faccia allontanare dalla paura del "baratro" che in questo periodo ci tiene tutti soggiogati.
Il giallo, insomma, così come descritto nella dottrina psicoanalitica, è sinonimo di cambiamento, di ricerca del nuovo e bisogno di crescita.

Facciamo in modo che la proposta di Simone possa essere per noi una fonte di stimolazione.

Ernesto Liccardo

A PARTIRE DAL GIALLO

Il viaggio, così come la visione di un luogo o la scoperta del meglio delle sue bellezze naturali, artistiche od architettoniche, non sempre può essere rivelato tramite delle semplici azioni meccaniche fatte di osservazioni, apprezzamenti e desideri di immortalare una immagine simbolo che sia, contestualmente, piacevole ed accattivante dal punto di vista estetico; di contro, tale esperienza è da ritenersi come una sorta di espansione dell'animo umano, una specie di incontrollabile forza inconscia che tende a modificare la percezione di ciò che si ha davanti agli occhi.

Sin dall'antichità, l'essere umano si è interrogato sulla vastità dell'universo conosciuto, sulla possibilità di scoprire luoghi a lui ancora ignoti e, soprattutto, si è preoccupato di assecondare la propria sete di conoscenza; ed è così, sia per infinite ragioni e sia per molteplici ed impensabili reazioni, che ha avuto inizio la storia del viaggio. Al di là delle singole esigenze avvertite, nel tempo, da qualsiasi essere umano, il momento fondante del viaggio è stato sempre determinato dal bisogno stesso di materializzarlo, anche attraverso la cattura delle forme così come delle figure più tipiche o quanto meno più rappresentative.

Fino a quando non c'è stato l'avvento della fotografia di massa, l'uomo ha provato a carpire quante più immagini possibili, rinvenute durante i propri percorsi, utilizzando la pittura, sia essa celebrata individualmente e sia commissionata ad autori specializzati nella realizzazione di opere paesaggistiche o di scene di genere; ambiti, questi ultimi, che hanno avuto, poi, particolare fortuna verso la fine del XVIII secolo, in special modo nel occasione dei Grand Tours  intrapresi, in lungo ed in largo per tutto il Mediterraneo, da diversi artisti e nobili illuminati d'Europa.

Al riguardo si potrebbero menzionare numerosi di questi personaggi, per lo più tedeschi, che tanto hanno contributo, proprio attraverso l'esecuzione pittorica, all'esaltazione della bellezza estetica, sia intrinseca che estrinseca, di un qualsiasi luogo o sito visitato. La pittura di Simone Zaccarella, giovane autore formatosi presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, è in linea con questo ambito già storicizzato; difatti egli è riuscito a risuscitare tale genere rinnovandolo in chiave contemporanea e sottoponendo gli esiti formali, tecnici ed iconografici verso nuove e suggestive interpretazioni compositive, in cui il paesaggio, oppure i topoi dei luoghi visitati, è svelato attraverso esplosive epifanie cromatiche ed ardite scomposizioni materiche.

"Ogni angolo del mondo ha una sua energia che si tramuta in forme e figure", afferma Zaccarella, il quale ama il viaggio quasi come se fosse una sorta di esperienza trascendentale da affrontare nel silenzio più totale, in modo da poter comporre pindariche riflessioni e profonde meditazioni da poter tradurre, successivamente, in profili ed architetture. Le sue opere sono, inoltre, il frutto di due passaggi fondamentali: l'osservazione congiunta e la trattazione sistematica del bozzetto. La risultanza di questi due fondamentali fattori, indici per eccellenza della valenza artistica di un qualsiasi pittore di formazione accademica, è il capolavoro in assoluto.

L'approccio del nostro alla rappresentazione avviene tramite un vero e proprio trionfo tecnico. Il supporto che egli preferisce, per la maggiore, è la tela che, a sua volta, viene invasa dall'acrilico, dalla grafite, dall'olio, dalla penna fino a giungere al pigmento puro, per far poi far emergere i ricordi dell'anima, le configurazioni delle sagome ed i contenuti materici delle strutture architettoniche.

Le sue 11 tele in esposizione all'Apotheca sono una rapida rassegna dei centri da lui visitati, quali Amsterdam, Barcellona, Berlino, Roma, Sidney e Valencia. Queste città si aprono agli occhi dello spettatore in maniera vorticosa. Gli edifici più rappresentativi di esse sono presi a simbolo della loro importanza politica, sociale e culturale. Tali soggetti sono stati trattati da Zaccarella in modo del tutto originale, il quale ha provato a scomporre ed, in qualche caso, a ricomporre le immagini stesse, adoperando, con veemenza, linee e modulazioni di tipo geometrico in cui è ricorrente la figura del triangolo, già presente nei lavori della prima formazione.

Egli è stato capace, seppur inconsciamente, di dare una nuova linfa vitale a passate tendenze, quali il cubismo analitico, il futurismo boccioniano ed i portati di natura "kandinskiana". Al riguardo la seguente frase di Kandinsky " L'arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro " ben si collima con l'attuale produzione di Zaccarella, in quanto si scorge nei suoi dipinti una determinata kunstwollen destinata alla creazione di moderne iconografie umane ed architettoniche, il cui significato iconologico è da ritenersi una esperienza di vita.

Tutti i suoi lavori, anche quando non trattano temi legati al viaggio, sono soprattutto attraversati dal colore giallo, come se ogni tratto o sequenza venisse sintetizzato solo ed esclusivamente attraverso questa singola matrice cromatica. La presenza, forse anche ossessiva, di questo colore ha una sua accezione, la cui rilevanza va oltre la percezione terrena del mondo circostante; il giallo per Zaccarella ha un valore di tipo spirituale, quindi ha una connotazione extrasensoriale, la cui valenza si esprime seguendo precisi cambi di tonalità e campiture. Il rapporto che egli ha con il "soprasensibile" rende ancor più incantevoli le sue opere, facendole assurgere ad un percorso ascensionale che surclassa qualsiasi connotazione materiale o puramente materica ed aiuta l'uomo osservatore a rimanere in una condizione di "sogno continuo" che potrà essere svelato solo tramite l'invenzione immaginifica del viaggio.

Luigi Fusco

Complessità e semplificazione nella pittura di Simone Zaccarella

Un'esigenza di racconto, come sintesi e quintessenza di conoscenze, esperienze e riflessioni esistenziali, anima il percorso artistico di Simone Zaccarella.

Il viaggio inizia nel laboratorio di suo padre, il noto ceramista Antonio Zaccarella, in un luogo di forti situazioni creative, frequentato da artisti italiani e stranieri.

La pittura come necessità espressiva totale e riassuntiva si affaccia già chiara e trascinante a otto anni " desideravo solo dipingere e questo ero sicuro avrei fatto" così si esprime Simone che ora a ventotto anni dopo un'incubazione ventennale, intesa come lavorio incessante di ricerca e di studio, viene allo scoperto e mostra i suoi lavori.
Lungamente custoditi in una cartella -sempre la stessa, portata con sé nei viaggi e nelle pause- i bozzetti, realizzati su carta- il supporto adatto e caldo che gli corrisponde- sono la testimonianza anche cronologica di tappe espressive personali come snodo e concretizzazione di avvenimenti e di approfondimenti di idee e di pensieri.

Zaccarella percepisce e vive la pittura come energia creativa, testimonianza della forza della natura intesa come unica possibilità per capire e carpire le domande dell'esistenza.
Sono sempre momenti di forte rottura o crisi a innescare processi che alla lunga si rivelano costruttivi e positivi.

A otto anni l'artista partenopeo Sergio Spataro gli regala una scatola di colori ad olio che il piccolo pittore non riesce a dominare nella maniera voluta per cui vive questa esperienza in maniera traumatica tanto da nascondere i colori, dimenticarli per poi riprenderli dopo cinque anni e custodirli ancora oggi come preziose reliquie.
Dal tubetto che contiene il giallo Simone Zaccarella spreme macchie di colore che andranno a significare e a caratterizzare la sua pittura quando, la scorsa estate, la proposta di realizzare una mostra diventa occasione risolutiva per trasferire i bozzetti sulla tela.

" A partire dal giallo"-Apotheca Art Gallery, Pozzuoli Marzo 2013 - è il titolo della mostra che raccoglie le sue opere che trovano respiro su uno spazio più consono alla realizzazione dei lavori ma non alla forza creativa tutta spesa nella fase ideativa del bozzetto.
" Potevano rimanere solo bozzetti perché ero arrivato alla mia personale espressività e questa mi bastava", ancora una frase cardine di Simone il cui percorso esistenziale precede sempre quello espressivo-creativo- artistico, ed è questo il suo modo di vivere l'arte nella sua complessità e nel rapimento totale che ne segue.

Roma e la frequenza dell'Accademia sono il vero incipit come la conoscenza e la collaborazione con artisti provenienti da vari luoghi del mondo formano il contesto giusto e consono per scoprire non solo culture diverse ma punti di vista anche lontani fra loro che fanno luce su alcuni nodi imprescindibili della vita.
Quel momento così coinvolgente e significativo si rompe ma non perderà mai il suo valore di scoperta anzi diventa il motivo del segno espressivo di Simone Zaccarella che si concretizza nell'elaborazione di lavori dove ogni forma è spigolosa e rappresentata con triangoli.
" Non disegnavo più le forme perché avevo perso la loro realtà come quando si rompe uno specchio e restano solo pezzi aguzzi ".
Ma il dolore provocato dal cambiamento di una realtà amicale e creativa amata, il senso dell'abbandono e dell' impossibilità di fermare ciò che invece muta e sgretola
affetti e certezze si trasformano nel tempo in una nuova opportunità di crescita e di riappropriazione del cammino a cui contribuisce in maniera forte il viaggio a New York. Ancora un'esperienza corale di lavoro tra artisti, soprattutto con un pittore messicano e uno peruviano, una sorta di full-immersion creativa,
di oltre una settimana trascorsa solo a dipingere creano un impatto coinvolgente che rimesta e decide nuovi equilibri.
Il lungo periodo dei triangoli finisce e si manifestano nuove espressività in concomitanza con la ricerca di sintonie dal mondo che proprio tramite intoppi forzati (come il grave incidente che lo immobilizza per mesi e lo costringe a rinunciare all'esperienza artistica di Bruxelles), porta ad altre strade e fasi.

Cambia la rotta che decide il ritorno in Molise e l'inizio dell'attività lavorativa nel laboratorio di ceramica in cui aveva provato la prima ebbrezza che dona e pretende l'arte.
" Non volevo fare ceramica perché mi avrebbe legato a un luogo" ma i luoghi hanno le loro malie e storie che come propizie vendette ti richiamano e riaffermano la loro presenza.
Simone Zaccarella inizia a creare oggetti in ceramica realizzando una propria linea
che raccoglierà anche successo di vendite e di apprezzamenti.
Ma il viaggio è la sirena da seguire quando si fa forte il suo richiamo e così il ritrovarsi con altri pittori amici in Spagna, a Cullera, cittadina sul mare vicina a Valencia, quando il giallo, che è divenuto la spina dorsale della costruzione dell'opera, insieme con la pura semplicità del bianco e della matita nera, rappresenta l'energia e la forza del mondo e delle sue complesse manifestazioni.

Ancora altri approdi e altre esperienze si mescolano e danno vita ai bozzetti e quindi alle tele che hanno come tema Berlino, Roma-Amsterdam, Barcellona, Valencia, Australia e la ricerca del mistero e della necessità di decondizionarsi da ciò che la cultura di un luogo di appartenenza segna e decide anche come percorso di vita.
Togliere lacci, uscire dagli schemi predeterminati, cercare una cultura il più possibile personalizzata, per scovare l'essenza, farsi domande e darsi risposte che siano le più vicine alla realtà e trasferire tutto quanto sperimentato e compreso nella pittura che diviene mezzo insostituibile di racconto.
Ma è sempre il viaggio della mente ad andare avanti, la pittura viene dopo come sintesi e sigillo.
Ora Simone Zaccarella è pronto a iniziare un altro iter di ricerca già mentalmente delineato, lo attende il Messico e il suo amico artista Alberto Alvarez Solis.
Una meta cercata perché vista e interpretata come riassuntiva della forza primordiale della creazione.
Il Messico come altro tassello di un puzzle la cui figura sarà ben visibile solo alla fine
quando tutti i pezzi sono incastrati nella maniera dovuta, luogo che darà altri input creativi e grafici che si andranno a comporre in questo tragitto segnato dall'Arte che traccia percorsi e segni di complessa realizzazione e lettura.

Maria Stella Rossi

Complexity, simplification and vision as expressed in Simone Zaccarella’s paintings 



The need to convey something as synthesis and quintessence of knowledge, exper-ience and meditation upon life, inspires Simone Zaccarella’s artistic path. The journey begins in his father’s workshop, the renown ceramist Antonio Zaccarella,  the setting of highly creative conditions attended by Italian and foreign artists alike.


At 8 years of age, the desire to paint becomes clearly evident and overwhelming seen as the exigency of total expression and conspectus.  “I only wanted to paint and I was sure I would do so in life.” is Simone’s statement who in recent years has made himself known together with his works after a fertile 20 year period of intense research and study.


His sketches executed on paper, the perfect binding medium which represents him at best, cherished at length in a portfolio, the same one always with him when travelling or enjoying a break, bear witness to personal periods of expression through time seen as turning points or affirmation of events, likewise in-depth analysis of ideas and thoughts.


Zaccarella perceives and draws upon the creative energy of painting, witness there of the force of nature seen as the sole possibility of comprehending and capturing  the enigma of life.


It is always those moments of strong disenchantment or crisis which spark processes which, in the end, turn out to be constructive and positive.  At the age of 8, Zaccarella is presented with a gift from the Neapolitan artist Sergio Spataro consisting of a set of oil tempera but the young painter is unable to dominate this technique as he would like thus this experience is accepted in a traumatic way to the point that the set of colours is put aside and pulled out only five years later, to this very date cherished as a precious jewel.


The yellow paint contained in one of the colour tubes Simone Zaccarella squeezes out as paint spots shall take on meaning and shape through his personal artistic expression as when, last summer, the idea of setting up an art exhibit becomes the right moment in time to transfer his sketches to canvas.


“They could rightly so have remained sketches as my personal level of expression was reached and it was more than enough for me.”, another key statement by Simone whose path in life always precedes his expressive and creative one.  This is his way of seeing art in its complexity and enrapturing process.  Simone’s paintings and ceramic works of art represent an itinerary marked by oxymoron and consonance.


Intertwining and convergence of lines, idealization, creative mark on canvas e ceramics, trace an ideal personal thought of expression which gives one the sense of continuity, complementarity better yet thoroughness.

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Le ceramiche Raku di Simone Zaccarella al Museo Fondazione Crocetti

Il viaggio è per Simone Zaccarella un'esigenza, un necessario input per poter lavorare all'elaborazione e alla realizzazione di opere in pittura e in ceramica. Un duplice filone creativo caratterizza il suo stare nel mondo dell'Arte con uno specifico stile e con una precisa motivazione / filosofia o pensiero. Allora il viaggio.

E' quello fisico dell'andare in luoghi lontani e diversi culturalmente e paesaggisticamente: il Giappone ( paese da cui si origina la tecnica raku, scelta per i lavori in ceramica), l'Australia, la Germania, la Spagna, la Polonia, il Marocco, la Turchia, la Svezia, ma è anche quello intellettivo e di ricerca che avviene nel cosmo interiore dell'artista analizzando e cercando i perché arcani, nascosti nei misteri dell'universo.

Una continua attività espressiva accompagna il suo iter creativo che lo porta a rielaborare temi amati, i luoghi del mondo e la loro interiore energia che dialoga con quella stessa del ceramista / pittore in un incessante procedere che è di pari passo precisazione e conoscenza ulteriore.

In questa mostra collettiva dal nome L'espressionismo nell'arte curata dal professor Giorgio Palumbi, con inaugurazione il tre dicembre presso il Museo Fondazione Crocetti in Roma, l'artista espone opere in ceramica nelle quali la geometria predominante di linee circolari, concentriche, di ellittiche che si intersecano, i colori scelti, la forma voluta sono mezzo di espressività che rendono riconoscibili i suoi lavori.

Microcosmo/ macrocosmo, caos/ ordine, complessità/ semplificazione, visione / concretezza, assonanze/ dissonanze sono gli ossimori tramite i quali Simone Zaccarella esprime la sua creativa analisi e decifrazione di armonia/ bellezza che diviene il miraggio stesso della ricerca perché non sia mai completamente raggiunto o conquistato ma esso stesso diventa mezzo per ampliare/ arricchire lo spirito che vuol abbracciare e com-prendere il più possibile il cosmo.

E se il viaggio è il momento indispensabile, l'incipit che dà il via all' ispirazione, è poi il ritorno in terra di Molise il luogo della rielaborazione creativa tra paesaggi solitari e silenziosi carichi di storie, di segni antichi e di borghi con castelli arroccati su colli dove, per dirla con parole di David Lawrence, " la bellezza riveste ogni cosa".

Maria Stella Rossi